Padre Romano Segalini, nativo di Rivergaro, ma podenzanese d’adozione, è un missionario Comboniano. Nel 1977, a 32 anni, ha iniziato la sua avventura in Zaire, ora Repubblica Democratica del Congo.

All’inizio della sua missione si è stabilito prima a Munghere ed è poi passato a Rungu con due altri sacerdoti ed un fratello laico. I primi anni sono stati anni di fatiche in villaggi dove si vive ancora allo stato primitivo, in capanne di paglia, senza corrente elettrica, né acqua potabile, con molteplici problemi di sopravvivenza, come quello di difendersi dalle formiche rosse, dai serpenti e dalle termiti. Da subito sono emersi gli aspetti più carenti del Paese, cioè quelli sociali e sanitari. È stato necessario dimenticare la teoria per rimboccarsi le maniche insieme agli abitanti del villaggio, nello sforzo di allestire almeno le strutture indispensabili: ospedale, chiesa, scuola. È stato impiantato un grande forno con le fondamenta di pietra, cemento e fango, per cuocervi a legna i mattoni (ne può contenere 25mila) ottenuti dalla terra pressata e seccata per un mese (il cemento costa più di 100 euro al quintale e può essere acquistato a Kampala in Uganda). Sono stati costruiti quattro pozzi per uso alimentare e per l’ospedale. La costruzione dell’ospedale ha richiesto quattro anni di lavoro. Per il centro sanitario, inaugurato nel 1985, hanno dato un valido contributo, oltre alla gente del luogo che ha attinto agli introiti del caffè, l’Olanda, il Belgio e l’Italia. In particolare la comunità di Podenzano. Agli altri impegni, compreso il lavoro manuale, padre Romano unisce da sempre anche quelli riguardanti la preparazione dei catechisti, gli incontri con gli insegnanti, le assemblee dei genitori.

Ora Padre Romano si trova a Watsa, nella piccola diocesi di Dondi, nel nord ovest del Congo ai confini con l’Uganda, e sta portando avanti il progetto di costruire il centro di formazione dei catechisti “Paolo VI”, che coadiuverà l'opera dei missionari all'interno dei numerosi villaggi della missione.

Vicino a quest’ultimo è sorto un piccolo ospedale con un dispensario. In una sua lettera giunta martedì 27 aprile padre Romano scrive: “Quest’opera è il polmone per una zona di 150 km di raggio per la formazione dei laici, soprattutto di chi è responsabile dei gruppi. Anche all’ospedaletto il lunedì santo abbiamo fatto la prima operazione e l’ecografia ogni lunedì soprattutto per le mamme. Il problema più grosso è il personale: è il cuore di chi ci lavora dentro; è questo che fa la qualità…purtroppo non tutti sono all’unisono. Il responsabile è buono e molto sacrificato al suo lavoro; gli altri meno”.

Sta inoltre completando la casa delle suore, la sistemazione della Chiesa, della cucina e del refettorio, mentre il nuovo acquedotto è arrivato al funzionamento ed il pannello solare ha iniziato a caricare le batterie, indispensabili per l'illuminazione notturna.

Dal punto di vista politico la situazione è sempre precaria anche se di calma apparente. Poco distante dalla città i ribelli hanno costituito dei posti di blocco e hanno ucciso numerosi civili.

A dicembre 2002 è stato firmato un accordo tra Stato e militari, ma le lotte tra i ribelli continuano. “Siamo in un clima di indecisione e di vuoto di autorità – dice padre Romano durante un collegamento radio con un amico -. Dal 2001, quando Joseph Kabila è succeduto al padre J. Desiré Kabila che nel 1997 guidò la ribellione contro Mubutu, vi sono tentativi di dialogo, ma senza risultati concreti. Ci sono interessi economici in gioco e il Paese continua a subire saccheggi dagli eserciti del Rwanda e del Burundi. Ho visto migliaia di profughi e la situazione non sembra possa aggiustarsi in fretta”.

La gente della missione, nonostante il momento difficile, non perde la sua speranza e sente il bisogno della presenza della Chiesa, unica istituzione che dimostra di essere vicino alla popolazione.

Grandi difficoltà sono date anche dalla mancanza di collegamenti con altri centri ed in particolare con Arua, cittadina dell’Uganda a soli 200 km dalla missione di Padre Romano e sede di riferimento per i Comboniani.

L’unica strada percorribile tra le due città può essere transitata solo nel periodo secco (da Novembre a Febbraio) e sono comunque necessari svariati giorni di viaggio. Per raggiungere le comunità che fanno parte della sua parrocchia, Padre Romano sta cercando di poter avere un fuoristrada in buono stato da sostituire a quello attuale di cui non sono più reperibili i pezzi di ricambio.

 Le esigenze di Padre Romano sono anche altre: dal materiale elettrico a quello idraulico e agricolo. I contributi economici sono sempre necessari, anche per svincolarsi da situazioni di emergenza. Per esempio: le casse a lui destinate arrivano a Kampala e da lì devono essere trasportate a Watsa. Per l’operazione di sdoganamento i doganieri senza scrupoli chiedono soldi contanti per far ripartire il materiale contenuto nelle casse; spesso accade che queste persone aprano le casse e si approprino di generi di prima necessità per poi rivenderle al miglior offerente al mercato nero.

Padre Romano conclude la sua lettera di aprile con queste parole: “Dall’alto (i superiori) c’è poca riconoscenza…si è più funzionari e burocrati che uomini di fede”.

“Che senso ha oggi rimanere qui?”, si chiede in una lettera recente.

Risponde: “Per condividere le sofferenze e le incertezze di questo momento drammatico. La Chiesa è vicino alla popolazione. Quel poco che funziona è proprio grazie alla sua presenza”.

In una lettera arrivata il 22 aprile 2004 scrive:

“Ho passato la settimana santa con febbre malarica e flebo. Sono molto stanco. Così è la vita. Penso che dovrò tornare verso settembre se il Signore mi darà la forza di arrivarci, soprattutto per realizzare quanto è programmato. Ma le forze sono diminuite per il lavoro e le malattie. La mia missione è molto dura e di isolamento.”

Padre Romano riceve la posta e il materiale inviatogli a questo indirizzo:
Padre Romano Segalini – WATSA (Congo) P.o. Box 218 ARUA (Uganda).

Chi volesse aiutare Padre Romano può versare il proprio contributo sul conto corrente
n. 100102.70 - ABI 5024 - CAB 65410 - CIN N

I bonifici devono essere intestati a:
Ferrari don Giuseppe
Presso Gruppo Missionario
Con causale: a favore di Padre Romano, o pro Padre Romano.