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La dottoressa Colette Kitoga Habanawema è una donna congolese di cinquant’anni che esercita la professione di medico e psicoterapeuta a Bukavu, un paese del Sud Kivu, ai confini con il Rwanda.
Colette ha lasciato la provincia del Sud Kivu all’età di 14 anni per venire a studiare in Italia dove ha scoperto e realizzato la sua vocazione: lavorare per il bene del suo popolo e per la conquista della pace. Ha ottenuto la laurea in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e la specializzazione in ‘sanità pubblica e sviluppo’ all’università di Ginevra.
Ha compiuto, inoltre, studi di bioetica, psicoterapia, medicina tropicale, specializzandosi in psicoterapia femminile e giovanile.
Con la sua umanità e competenza lavora a favore del suo popolo condividendone la sofferenza quotidiana che viene dalla guerra, una guerra che poggia le sue basi sul saccheggio sistematico di depositi bancari, risorse minerarie, produzioni agricole, bestiame e legnami pregiati.
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Ha fondato nel 1995 il Centro “Mater Misericordiae”, creato inizialmente per accogliere i neonati orfani; in seguito, a causa dello scoppio della guerra, che dal 1996 ha contato 3.500.000 morti e 2.300.000 profughi, ha dato assistenza e ospitalità anche alle vittime del conflitto.
Ora il Centro, che ha anche altre due sedi, a Uvira, alla frontiera col Burundi, e a Kamituga, in una zona rurale, accoglie in totale oltre 2800 bambini tra cui circa 2030 orfani che hanno assistito all’uccisione dei loro cari, tagliati a pezzi o sepolti vivi davanti a loro, poco più di 800 bambini soldato che fuggono dall’esercito, tante donne e ragazze vittime di violenze e un centinaio di adulti.
I bambini soldato vengono arruolati dall’età di 10 anni con la promessa di guadagnare 100$ per sostenere la propria famiglia; viene insegnato loro ad usare le armi e poi drogati per non farli fuggire.
Al fronte sono messi nelle prime file durante i combattimenti per fare da scudo ai militari adulti. “Quando arrivano al centro, i ragazzi sono violenti e vogliono ricevere tutto con la forza. Considerano tutti gli uomini come cattivi e reagiscono alle atrocità chiudendosi in se stessi.
Per questo occorre seguirli pazientemente ed educarli alla pace cercando di dimostrare loro che le reazioni dell’odio e della vendetta non sono una soluzione alle loro sofferenze. Certo è difficile perdonare quando si ha la rabbia nel cuore e ci si chiede perché quel Dio che ha creato tutti gli uomini permette tali crudeltà”.
Riusciremo a creare la pace, ne sono certa, ma la strada è lunga”.
Colette Kitoga Habanawema lavora al Centro coadiuvata da 15 operatori, infermieri e volontari, in un’équipe ecumenica di cattolici e protestanti, come cattoliche e protestanti sono le persone di cui si occupa.
Il compito degli operatori è quello di instaurare legami familiari e di cercare delle famiglie affidatarie, le quali, nonostante spesso abbiano già 5 o 6 figli, non rifiutano di accogliere tra loro un altro bambino. In questo senso Colette e i suoi amici hanno avviato, attraverso l’Auci, l’organizzazione non governativa con sede nel Policlinico Gemelli, adozioni a distanza al fine di sostenere il lavoro degli operatori e delle famiglie, ma soprattutto per dare la possibilità ai bambini di essere curati, di andare a scuola e di imparare una professione da esercitare in futuro nel loro Paese.
C’è bisogno di persone che con la propria competenza e disponibilità possano aiutarla concretamente ora, ma anche a guerra finita.
Ufficialmente il conflitto è terminato con gli accordi di Pretoria firmati dalle parti in lotta nel dicembre 2002, ma che concretamente ha portato al rafforzamento degli eserciti e continua a mietere vittime tra la popolazione civile.
Colette e i suoi collaboratori non appartengono a congregazioni religiose e devono vivere del loro lavoro. Occorre trovare chi voglia investire nella formazione e nella promozione umana, consentendo loro di procurarsi materiale sanitario, didattico, abbigliamento, ma anche un futuro dignitoso.
Un’iniziativa che Colette Kitoga vorrebbe concretizzare e ci chiede, è lo scambio di corrispondenza tra i bambini delle scuole piacentine e quelli delle scuole di Bukavu. Anche un piccolo gesto come questo significa non lasciare che i bambini congolesi si sentano abbandonati e non lasciare che l’Africa passi sempre più in secondo piano.
Nella guerra delle miniere e dell’acqua (così è definita la guerra in Congo), anche le donne pagano un prezzo alto: usate come schiave dagli ufficiali degli eserciti e violentate continuamente dai militari, sono diventate strumento di distruzione della vita umana. I militari malati di AIDS si accaniscono contro il corpo della donna perché diventi mezzo di trasmissione di morte.
“La situazione delle donne è drammatica”, riferisce Colette. “Le donne dei paesi coinvolti in questa guerra sono tutte vittime. Gli uomini ci fanno credere di essere nemiche, ci mettono le une contro le altre, ma noi ci sentiamo sorelle. Per questo ho un progetto di dialogo e di incontro tra le donne del Congo, Rwanda, Uganda e Burundi e le donne italiane. E’ la donna che può educare alla pace ed essere di esempio per i figli. Nella drammaticità della guerra la donna è anche l’unica che può lavorare. Con questo pensiero, grazie alla collaborazione con la parrocchia di Podenzano (PC), si è trasferita nella zona rurale costituendo un gruppo di donne che lavorano nei campi e allevano animali, in particolare conigli.
L’idea di Colette di costituire un gruppo di donne che possa lavorare nei campi e allevare animali è diventata una realtà. Il progetto di “Promozione dell’occupazione femminile nelle attività di orticoltura e allevamento di conigli nel territorio sito sull’asse Mwenga-Kamituga (Provincia del Sud-Kivu della Repubblica Democratica del Congo)”, infatti, è partito il 5 maggio 2004. Nell’estate 2003 ha ottenuto il parere favorevole per l’ammissione al contributo derivante dalla normativa che prevede la possibilità, per gli enti locali e religiosi che presentino un progetto riguardante o la fame nel mondo, o interventi per calamità naturali o conservazione dei beni culturali, di ottenere fondi dalla quota statale dell’8 per mille Irpef ed è passato al vaglio della Commissione Bilancio della Presidenza del Consiglio. Promotrice dell’iniziativa è la Parrocchia di San Germano di Podenzano. Don Giuseppe Ferrari e don Piero Galvani, coadiuvati dai membri del gruppo missionario parrocchiale e da due commercialiste, hanno predisposto i documenti richiesti dallo Stato, necessari per ottenere la sovvenzione e tradotto il progetto dal francese. I 55mila euro richiesti sono stati accreditati alla parrocchia di San Germano che li ha destinati a Colette, responsabile del progetto (la parrocchia di Podenzano terminerà l’erogazione degli ultimi 15mila euro a giugno 2006, periodo in cui è prevista la chiusura del progetto). “Il territorio Mwenga-Kamituga – spiega Colette - è una zona fertile e di miniera. Le donne qui abbandonano la famiglia per andare a lavorare nelle cave (macinano pietre per la successiva estrazione della polvere d’oro) e si ammalano”.
Il progetto, perciò, è pensato per liberare le donne dai duri lavori nelle miniere impegnandole nella coltivazione di ortaggi e legumi e nell’allevamento dei conigli. Sta coinvolgendo, come momento iniziale, 300 donne che sono state formate da tecnici e a ciascuna sono stati dati tre conigli, due femmine e un maschio. Continuamente seguite dai collaboratori preposti, le donne possono lavorare anche senza l’apporto degli uomini – impegnati in gran parte nelle miniere – contribuendo a rinforzare la capacità economica della famiglia e ad assicurarne l’autosufficienza alimentare migliorando l’alimentazione della popolazione che versa in uno stato grave malnutrizione. “Per più due anni – spiega Colette - le donne si sono nutrite di erbe senza sale e senza olio”. Al termine i beneficiari del progetto saranno in totale circa 3000 persone.
Attraverso questo progetto Colette si propone di lottare anche contro l’analfabetismo. “Pensiamo – dice – di chiedere al Ministero dell’Istruzione di riservare uno statuto particolare per i ragazzi di quelle zone perché possano frequentare le scuole senza pagare”. Anche le donne impareranno a leggere e scrivere seguite da insegnanti.
Il progetto prevedeva una durata complessiva di dodici mesi ed era articolato in dieci fasi di cui sinteticamente: reclutamento dello staff tecnico; formazione dei divulgatori del progetto; progettazione conigliere; reclutamento delle 300 donne; formazione preliminare delle donne; acquisto materie prime ed attrezzature; consegna delle conigliere ai nuclei familiari; distribuzione delle sementi e materiale agricolo; sviluppo dell’attività colturali e di allevamento; valutazione finale del progetto. Il progetto, nonostante qualche ritardo sulla tabella di marcia dovuto alla delazione nei pagamenti e a causa di un insetto che ha fatto morire gran parte delle piantine, ha avuto “successo” e sono nate piccole cooperative ed il surplus è venduto ai mercati. Il guadagno derivante da queste attività serve, inoltre, a sottrarre i bambini dallo sfruttamento nelle miniere di koltan da parte degli uomini armati e dare loro un’istruzione scolastica.
Per qualche tempo Colette ha risieduto a Kinshasa, dove ha aperto una casa-famiglia in cui sono ospitate alcune ragazze che facevano parte dell’esercito. E’ ritornata a Bukavu, ma si è trasferita nel territorio della provincia del Sud Kivu a coordinare il progetto per assicurarne la continuità lavorando insieme alle donne.
Nel frattempo continua a svolgere anche il suo lavoro di medico.
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In ogni intervista che rilascia non manca di richiamare gli africani alle loro responsabilità, ma lancia anche un appello a tutte le persone che possono ascoltarla: “Noi abbiamo urlato e nessuno ci ha sentito. Adesso siamo stanchi e non abbiamo più la forza di gridare. Voi che leggete, siate la nostra voce, la voce dei <<senza voce>>. Gridate al posto nostro perché siamo stanchi della guerra. Vogliamo la pace!”.
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Con i 55mila euro finanziati dallo Stato attraverso il lavoro del gruppo missionario della parrocchia di Podenzano viene realizzato uno dei tanti progetti che Colette e i suoi collaboratori hanno in cantiere per migliorare la situazione di vita dei propri compaesani. Gli aiuti sono sempre ben accetti e mediante i seguenti contatti si può contribuire, sia economicamente, sia a livello di impegno personale, alla preziosa opera della dottoressa Kitoga.
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Centro "Mater Misericordiae" Chi vuole aiutare Colette può versare il proprio contributo libero sul conto n° 1301-01112451-12-00 Intestato a Kitoga Habanawema Colette Nome della banca: ProCredit Bank Congo s.a.r.l. 4b, avenue des Aviateurs Gombe/Kinshasa RDCongo. Da luglio 2005 l’associazione di volontariato “A Braccia Aperte” sostiene Colette dal punto di vista logistico, economico e morale per tutti i suoi progetti. L’associazione è nata lo scorso luglio 2005 da un gruppo di persone che seguiva da anni l’operato della Dr.ssa Colette Kitoga Habanawema e più precisamente “…divulgare la conoscenza delle attività della Dottoressa Kitoga a favore delle vittime della guerra, degli orfani, dei malati e degli emarginati nella Repubblica Democratica del Congo e sostenerle economicamente” (dallo Statuto dell’Associazione). Intende collaborare in modo democratico, paritario, solidale e costruttivo con tutti i membri del Centro Mater Misericordiae fondato sempre dalla Dottoressa Kitoga all’interno del quale ella svolge la sua azione umanitaria. Ogni membro dell’Associazione agisce al fine di stabilire con le popolazioni congolesi rapporti umani ed interpersonali rispettosi della cultura, della fede religiosa, delle idee politiche, delle scelte umane e ideali di ognuno. A Braccia aperte vuole: 1. raccogliere i bisogni del Centro Mater Misericordiae creando progetti di intervento atti a fronteggiare i bisogni prioritari attraverso l’opera di professionisti/tecnici 2. cercare i finanziatori dei vari progetti sia in ambito privato che pubblico 3. mantenere i rapporti con i finanziatori fino a conclusione del progetto fornendo agli stessi informazioni varie quali rendicontazione economica, gestionale - monitoraggi e verifiche. Progetti in corso e futuri· Sostegno a distanza ai bambini · Costruzione di una falegnameria a Kamituga · Acquisto di un’automobile per gli spostamenti fra i 3 centri, il trasporto delle persone inferme e anziane e l’accompagnamento dei bambini a scuola · Dotazione di una connessione alla rete telefonica ed Internet, al fine di migliorare sensibilmente la frequenza e la qualità della comunicazione tra il CMM e l’esterno. · Istruzione a livello universitario per agronomi congolesi in collaborazione con l’Università del Molise Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’associazione all’indirizzo mail: segreteria@abracciaaperte.org; oppure presidente@abracciaaperte.org e visitare il sito www.abracciaaperte.org Tel. 02/ 57.40.89.33 A braccia aperte c/o (Best Service Srl) Fax 02/ 57.40.90.57 cell. 339/54.15.013 Di seguito le coordinate bancarie per del conto intestato all’Associazione, sul quale effettuare libere donazioni destinate al sostegno dei Progetti realizzati in Repubblica Democratica del Congo dalla Dr.ssa Colette Kitoga: numero conto corrente: 105333intestato a: A Braccia Aperte ABI: 01030 CAB: 01617 CIN: X BANCA: Monte dei Paschi di Siena FILIALE: 517 – Viale Filippetti,1 (MILANO) |
Chi volesse aiutare Colette tramite il Gruppo
Missionario può versare il
proprio contributo sul conto corrente
n. 100102.70 - ABI 5024 - CAB 65410 - CIN N
I bonifici devono essere intestati a:
Ferrari don Giuseppe presso Gruppo Missionario
Con causale: a favore di Colette, o pro Colette.
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Venerdì 03 Marzo 2006
Una delegazione di podenzanesi componenti il gruppo missionario parrocchiale ha partecipato a Roma alla premiazione Unicef della dottoressa congolese Colette Kitoga Habanawema. Dopo il suo incontro con la comunità di Podenzano, Colette è rientrata a Roma per ricevere, dalle mani del presidente dell´Unicef Italia, un riconoscimento internazionale per il suo lavoro di medico a favore dei bambini. La dottoressa Colette infatti esercita la sua professione di medico a Bukavu, Uvira e Kamituga, nella Repubblica Democratica del Congo, al "Centro Mater Misericordiae" per le vittime della guerra. Nei tre centri sono ospitati 2029 bambini orfani di guerra, che hanno visto morire i loro genitori uccisi dai ribelli o tagliati a pezzi o sepolti vivi, 801 bambini soldato sottratti a quella vita obbligata, moltissime vedove e donne stuprate e alcune sopravvissute alla sepoltura da vive. La serata di premiazione si è svolta a Roma venerdì 3 marzo us nella sala Petrassi dell´auditorium Parco della Musica. Hanno partecipato alla serata, presentata da Fabrizio Frizzi, anche gli ambasciatori dell´Unicef Italia, da Milly Carlucci a Lino Banfi, da Amii Stewart ad Alessandro Preziosi e tanti altri.